
Ok. Sono stata assente per troppo tempo e mi cospargo il capo di cenere. Ma giuro, non è colpa mia. La vita sa essere difficile, lo sapete tutti, e gli ultimi mesi sono stati uno di quei momenti. Non mi sono addormentata però, ne' mi sono ripiegata in me stessa. Semplicemente, non ho trovato tempo e non volendo scrivere banalità pseudoesistenzialiste, ho preferito deviare sul cazzeggio di Facebook.
Alla fine ci ha pensato l'amica Bastian a farmi uscire dal tempestoso twister in cui sono rimasta invischiata da numerose settimane, coinvolgendomi in questo premio o meme che dir si voglia ma che accetto con curiosità perché mi costringe alla riapertura ufficiale del blog dopo la lunga pausa di riflessione, e mi costringe, soprattutto, alla confessione. Quest'ultima attività non mi riesce mai molto bene ma di tanto in tanto un detox virtuale non può dare altro che benefici. In pratica (copio ed incollo per pigrizia direttamente da Bastian Cuntrari), nel ricevere il premio e quindi nel postarlo, si è obbligati a dire pubblicamente dieci - e non di più - cose personali più o meno note; non importa se scioccanti rivelazioni o inconfessabili segreti... basta che siano assolutamente vere.
La verità, su una piattaforma virtuale, può venire distorta inconsciamente o volontariamente. Si sa, si costruiscono nuove identità, ci si mistifica, si tende a confondere il lettore, ma alla fin fine, come dopo le ultime gocce di una bottiglia di buon vino consumate in sincera compagnia, la verità trasuda sempre inevitabile. Lascio al lettore attento dunque il compito di discernere la fiction dalla non-fiction nel decalogo che segue. Vita come un romanzo? Ancora meglio: un romanzo che rispecchi la vita.
1. Mi sono detestata -letteralmente- detestata per 44 anni. Allo scoccare del quarantaquattresimo compleanno, improvvisamente, mi piaccio. Non mi amo, ancora l'innamoramente narcisistico non ha scalfito la mia dura corazza deterministica, ma finalmente mi son detta: ho un cervello non male, idee che reggono le discussioni più agguerrite ed anche davanti alla dura selezione darwiniana dello specchio, reggo alla competizione delle più giovani (adesso più che dieci anni fa, dico con orgoglio). Ancora detesto farmi fotografare, ma non si può avere tutto in una volta, eh? Per cui, cari vecchioni, la vita comincia a 40 anni. Non dimenticatelo, mai.
2. Dovessi tornare indietro, non sceglierei la maternità. Sono una madre sbagliata. Non sono i figli che mi hanno portato dolori e disappunto, anzi, sono una parte integrante ed irrinunciabile della mia vita, ma la maternità. La mia esperienza di madre mi ha portato isolamento, disperazione, perdita dell'autostima. La mia vita si è interrotta per più di un decennio. Ho perso quasi tutti gli amici, gli interessi, gli amori. Adesso mi ritrovo con due figli quasi adolescenti che stanno finalmente diventando due persone davvero interessanti, ed un cumulo di macerie da ricostruire. La ricostruzione è intrisa di entusiasmo ma indietro non ci tornerei , neppure per un momento. Non permetterò mai, costi quel che costi, a mia figlia di ripetere questa orribile esperienza. Non la lascerò sola e se deciderà di non avere figli, ancora meglio.
3. Sono atea, darwinista, marxista e leggo un sacco di libri scomodi, sia fiction che non fiction. Mi sono talmente stufata di tutte le religioni organizzate che non ne voglio neppure più sentir parlare. Sono diventata intransigente all'incontrario. Molti dicono che peggioro ogni anno attorno all'anniversario di 9/11. Forse perché la data corrisponde anche alla data del mio matrimonio fallito.
4. Ebbene sì, sto scrivendo un libro. Ne leggerete pezzetti e pezzettini in un altro blog che inaugurerò a presto (contento, Gap? :D). Purtroppo la storia è in inglese. Fornisco traduzioni ai non anglofili interessati, però ;)
5. Odio il caldo afoso, le folle vacanziere, gli aeroporti affollati. Il mio amore per tutto ciò che è oceanico, vasto e ventoso sta rasentando tendenze maniacali. Clinicamente potrebbe essere una reazione alla mia claustrofobia che in tutti questi anni non sono mai riuscita a mitigare. Una claustrofobia non solo mentale ma anche esistenziale. L'oceano rappresenta l'orizzonte vasto di vita che per anni sono solo riuscita a guardare dalle finestre della mia prigione psicologica, quella vita che non sono riuscita a vivere forse perché mi faceva paura, forse perché era comodo così. L'oceano è il mio futuro.
6. Detesto la campagna, la vita bucolica e pastorale, l'ottusità degli agricoltori, allevatori, mungitori, redneck e chi più ne ha più ne metta. Voglio la città, possibilmente dal milione di abitanti in su. La gente che ti si striscia addosso, la folla, il rumore, il turbinío, il traffico. Ancora una volta, la vita. Amo gli autobus presi al volo, le metropolitane scricchiolanti, gli altoparlanti, i semafori, i musei, i cinema, le insegne luminose la notte. E prima che qualcuno dica qualcosa, sì, continuo ad odiare Milano.
7. Amo gli uomini intelligenti, l'intelligenza maschile mi attrae come una calamita, un magnete irresistibile. La stupidità invece mi provoca repulsione immediata, così come tutto ciò che è mascolinità becera e sessista. Berlusclown rappresenta la quintessenzialità di questa beceraggine ignorante, di questo QI misurabile solo in numeri negativi, di questo viscidume viagratico che provoca ancora -con orrore- sorrisetti condiscendenti in tanti nostri connazionali. Ma scusate, devo interrompere questo punto perché l'immaginazione di quell'individuo in atti promiscui mi sta causando un attacco di nausea incontrollabile.
8. Non sopporto più l'Irlanda ed ho deciso di andarmene. Ancora non so quando perché i figli non sono ancora indipendenti, anche se la tentazione di portarmeli dietro e lontano da questo paese di immense contraddizioni è forte. L'Irlanda ha sprecato un'occasione su un piatto d'argento, nell'ultimo decennio, di diventare un paese all'avanguardia, evoluto, efficiente. Un paese felice. Invece ha sperperato i soldi pompati dalle banche in mutui irragionevoli e SUV, guidata da una classe politica irresponsabile. E mentre io e pochi altri continuavamo a chiudere gli occhi ed a contare fino a 100 prima di esplodere dalla rabbia, il gregge dei nouveau riches accecati dal consumismo e dalle lampade abbronzanti belava senza ritegno. La bolla è scoppiata, the party is over, noi ve l'avevamo detto e adesso i giovani fanno i bagagli più in fretta che possono. Io, nella mia nuova gioventù ritrovata, comincio a ripiegare i miei indumenti nelle mie vecchie valigie. Il party, per me, non è mai iniziato. In compenso, ho ritrovato i miei sogni.
9. Sono vegetariana, tendente vegan. Non solo per la mia intolleranza al lattosio e la ripugnanza per tutto ciò che è ovino, suino, bovino, aviario, ecc ecc, ma anche perché mi sono davvero stufata, e da anni, dell'abbuffata generale dell'occidente industrializzato che non sa neppure cosa finisce nei propri piatti. Se mi invitate a cena, prepartemi una bella ribollita, delle melanzane alla parmigiana, un bel risottino vegetale. Ecco, quelli li accetto.
10. Corro. Quotidianamente, tendiniti permettendo. La corsa è il mio atto liberatorio, l'attività che mi permette di annullarmi per un'ora, persa nella musica del mio mp3 player, dimentica dei rumori, dello stress, delle lotte, delle amarezze, delle delusioni. Non c'è antidepressivo che tenga. Metro dopo metro, chilometro dopo chilometro, macino sotto la suola gommosa delle mie tattered runners tutti gli asti ed i risentimenti, mentre rincorro i sogni ritrovati, le aspirazioni, le illusioni. Mi sento un po' come Forrest Gump a volte, corro senza sapere perché e senza sapere percome. Non so la destinazione, ma la destinazione è laggiù da qualche parte. In ogni caso, non è la destinazione che è importante, ma il percorso, il respiro intermittente, il sudore, i crampi, il rumore battente delle suole sul selciato. Enjoy the ride.
P.S. So che avrei dovuto nominare altri dieci blogghisti, ma non me la sento di dare preferenze. Tutti i miei lettori si autoassegnigno il premio e propaghino il meme, please. Oggi è un giorno di festa.